A mia sorella, così lontana, così vicina.

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Opera di Joaquin Sorolla y Bastida

 

Un anno è lungo. Un anno è tremendamente lungo. Ti scrivo solo ora, mentre gratto via gli ultimi istanti incrostati su questo agosto che se ne va via lento, pigro, che si fa beffe della mia nostalgia.

Mi sei mancata.

Durante questa separazione forzata ho pensato tanto a noi, al nostro modo di essere sorelle. Ho guardato dentro al vuoto che mi regala la tua assenza, ho frugato nei ricordi cercando di riempirlo un po’, così mi è capitato spesso di tornare indietro e vederci, e sono riuscita a guardare davvero lontano.

Ci ho viste all’ ombra dell’ unico giardino che abbiamo avuto, in quella casa antica, quella in cui abbiamo vissuto poco, quella in cui ha abitato Chicca, il nostro scoiattolino. Quella casa di gocce che piovevano dal tetto nei giorni grigi, rimbalzando in catini di fortuna, quella delle tue foto sulle scale di pietra, col sole di settembre che ti illumina il sorriso largo e il grembiulino nuovo: il tuo primo anno alla materna.

In quella casa, con te, ho imparato il senso di colpa, quando per correre dietro alle cugine ti ho lasciata  sola in bagno e tu ti sei fatta quel taglio enorme, su quella mano minuscola, cadendo col bicchiere di vetro. Di quel giorno ricordo solo il viaggio in macchina, con mamma che guidava veloce. Non ricordo se tu fossi in lacrime, disperata, durante il tragitto, forse, indossavi il tuo tipico broncio muto, stretto in mezzo alle tue guance bagnate. Ricordo che  venne lo zio e ci portò a casa, mentre tu e la mamma sparivate nell’ ombra del pronto soccorso. Mi ricordo le tende pesanti a casa di zia, quell’ odore di naftalina che fluttuava dalla camera della “nonna non nostra”  e che impregnava la mia preghiera disperata (allora potevo contare ancora su un temibile Dio barbuto, al quale potevo appellarmi, nei casi gravi).

Ho ripensato ai pomeriggi nel grande parco della pineta, alle storie che inventavamo vicino al laghetto, sotto l’ ombra di quegli alberi bassi, la nostra foresta incantata. Ho pensato al mare e tutte le buche che abbiamo scavato insieme, graffiandoci  coi gusci rotti delle conchiglie che incontravamo, le docce nel cortiletto di casa di nonna Ida, quando mamma ci lavava via l’ acqua salata prima di lasciarci per il turno di notte e nonna ci tagliava due gambi dalla pianta del papiro e, sotto quei verdi ombrellini, correvamo a contare i papaveri nuovi che spuntavano sul campo incolto vicino alla ferrovia, a salutare i passeggeri del treno “Adriatico”, il vecchio Espresso Milano-Bari che ora non esiste più, come quel campo e la casa della nonna.

Posso sentire ancora le tue dita lunge che mi artigliano le spalle mentre gironzoliamo sulla graziella verniciata di rosa,  che io pedalo e tu ridi forte, in equilibrio sul portapacchi  e coloriamo la noia di un pomeriggio assolato.

Ci sei sempre, c’è traccia di te nel mio passato, ovunque. Come in quella foto in cui sorrido vezzosa a papà e dietro il mio primo piano, spunti tu, con quella mano tesa a dire “aspettate, arrivo anch io”.

Quando penso a quello che abbiamo oggi, al nostro legame, so che ha un’ origine lontana, e sento i  fili delle nostre esistenze intrecciati, indissolubilmente.

Il nostro è stato un legame a prova di adolescenza, quando l’ ego straripava ed in due era difficile farsi spazio. Ci siamo cercate dietro alle porte che ci siamo sbattute in faccia, abbiamo sciolto in abbracci solidali le incomprensioni, le parole tediose, le gelosie. Abbiamo costruito inconsapevoli, allora, una complicità e una solidarietà indistruttibili. Siamo cresciute, siamo diventate grandi sentendoci così diverse, scoprendoci spesso così simili.

Mi sei mancata.

Ritrovarti, dopo questo lungo anno, mi ha fatta sentire come quel giorno d’ estate, quando per un passo falso mi ritrovai appesa a quello scoglio enorme. Stavo con le gambe penzoloni nel vuoto, le mani serrate forte a stringere quel po’ di vegetazione che aveva nascosto il buco. E tu ti sei seduta sul bordo di quel precipizio, accanto a me, le gambette ossute a sfiorarmi le braccia. Sei rimasta lì, mentre con un filo di voce chiamavi papà. Non ti sei mossa, mi stringevi la mano con quella pretesa assurda di tenermi: tu, grande la metà di me, testarda il doppio. Non ti sei mossa, mi sei rimasta accanto e forse è da allora che lo so: avrò sempre una mano da afferrare quando mi assalirà ancora la paura di cadere, la tua.

 

 

 

 

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7 risposte a "A mia sorella, così lontana, così vicina."

  1. Ecco, succede ancora. Ieri mi sono detta ma perché Giovanna non scrive? Egoista, io non tu. Avevo bisogno di righe belle, di leggerti, ed eccoti 🙂 Il tuo rapporto con tua sorella è invidiabile, non ho aneddoti così intensi, nel mio canestro. Ma sappi che molti dei dettagli che hai descritto mi hanno portato in luoghi simili, tipo il bicchiere rotto in bagno mi riporta a quella villa al lago che aveva mio nonno, fui io a cadere, e non so per colpa di chi: lo sgabello era di quelle plastiche durissime, si spezzò, mi tagliò. Sono venuta a spasso con te e mi sono anche trovata in qualche punto di me. Un bacio…

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    1. Maddalena, non scrivo, sono impigliata in troppi pensieri, sto a crogiolarmi nella nostalgia del ritorno, cerco disperatamente di riportarmi di qua… Che bello ritrovare le tue parole dolci, puntuali, emozionanti! Il tuo libro l’ho sbranato…quando ne pubblichi un altro? 😉 Un abbraccio pieno di affetto!!

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  2. Sarà la nostalgia, la malinconia, la mancanza di tutto quello che ci siamo lasciate indietro, ma credo che i sentimenti che si provano stando lontano a lungo, facciano riaffiorare ricordi, profumi e sensazioni persi distrattamente per anni nella nostra memoria. Come sempre, ci hai aperto il cuore e con grande generosità ci hai lasciati entrare in una immensa intimità. Sei sempre più brava!

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    1. Scusa se ti rispondo solo ora! Grazie per il complimentone!! Si, penso che la distanza acuisca la capacità di ricordare, a volte fa male ma altre volte è salvifico e rassicurante! Ho letto dei vostro inizio, degli intoppi ma anche delle vostre belle conquiste! Vi auguro di riconciliarvi con vostro figlio prestissimo! ❤

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